Archivio per aprile 2010

Ma al museo si cucina?

aprile 30, 2010

Creative collaboration – Cittadellarte|Fondazione       

Continua oggi l’appuntamento riservato al laboratorio Creative Collaboration, che nei giorni precedenti ha visto l’unione di più linguaggi e di più saperi.

Oggi l’incrocio di saperi si intreccia a quello dei sapori…

L’arte culinaria richiede la capacità di saper dosare, così come la musica.

“E’ anche bello poter consumare ciò che si produce” con queste parole Ruggero Poi ha introdotto la restituzione di oggi.

Cittadellarte, in collaborazione con Arabeschi di Latte e con l’aiuto degli studenti che nel corso della settimana hanno partecipato e dato il loro supporto durante le varie attivià di laboratrio, stanno cucinando gnocchi da servire al pubblico presente.  L’evento é accompagnato da una performance musicale di Giuseppe Postal_M@rket che suonerà con l’intervento dei partecipanti che vorranno invece dedicarsi alla sperimentazione di suoni.

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Domani inizia il week-end di zonarte!

aprile 30, 2010

… altri due giorni di attività per i giovani e le famiglie. Tutti i laboratori proposti alle scuole durante la settimana, saranno fruibili al pubblico, gratuitamente e senza prenotazione.

Ad arricchire il programma, si aggiungono i laboratori curati da Associazione Itineraria per la  Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli: “Art Brut? Scienze?” e “Scultura, colore, mosaico… Policromie, materiali e fantasie“.

Vi aspettiamo!

Crossroads: stasera Umberto Mosca presenta i cortometraggi di Jean Painlevé

aprile 30, 2010

ORE 21.30, SPAZIO INCONTRI:

CROSSROADS – Rassegna a cura del Museo Nazionale del Cinema.

Antologia di cortometraggi di Jean Painlevé, sonorizzati dagli Yo La Tengo.
Presenta: Umberto Mosca, critico e docente di cinema

Una questione di piccolinità.

aprile 30, 2010

Questo è un racconto che nasce da tutte le parole che ieri sono state ritrovate, dette, condivise, scritte, disegnate o analizzate durante il workshop “Parole al Vento”.

La storia di parole al vento di Aura e D’

C’é adesso una storia che é qui e che é ora: é un segno o é un sogno? Forse é una parola…

Quello che mi ricordo é che ero davanti al negozio di giocattoli e tu mi guardavi e io lo sapevo che stavi per dirmi qualcosa di brutto.

– KOKORO é partito per un lungo viaggio e non si sa se mai tornerà.

–  dov’é che é andato?

– non lo so. E’ partito. Punto.

– e tu come stai?

– una merda. Non si vede?

Si vedeva eccome, aveva tutti gli occhi rossi ed era dimagrita di dieci chili.

Insisto:

é partito per andare dove?

– non importa dove. Il fatto é che doveva scoprire qualcosa di molto importante

– qualcosa cosa?

– se lo avesse saputo non sarebbe partito, no?

– secondo me cercava. cercava e basta. E se tu cerchi sono le risposte che trovano te!

Non volevo dirle questo, volevo solo abbracciarla, abbracciarla tutta e dirle che ero la risposta a tutte le sue domande, dirle di quanto mi era mancata, di quanto adorassi il modo di girarsi le dita nei capelli. Dirle che amavo quella sua PICCOLINITA’.

Forse é proprio questo il punto. Il centro. Tornare indietro. Tornare a quando eravamo bambini e giocavamo alle nuvole e a rincorrerci. Quanto vorrei anch’io partire e tornare là in quel mondo microscopico di scarabocchi e di magia.

Guardo leri ma mi imbarazzava sostenere il suo sguardo e allora dirotto sulla vetrina del negozio di giocattoli. I Gormiti, le Barbie, i Lego, Hello Kitty e tutta una serie di MINCHIOSAURI. Ricordi che mi guardano e sembrano dirmi:

Dille quello che pensi… ora!

– Bishimila

ecco l’ho detto

E’ una parola magica. E’ speciale! Se la pronunci con la vibrazione del cuore. Lei ti può portare ovunque nello spazio e nel tempo. E’ una parola che ti sente e ti scolta. Ti esaudisce i desideri. Ti regala le sorprese. E ora sogna. Sogna ciò che vuoi e se ci credi, sarà vero!

– Lo so cosa vuol dire

Mi disse lei clamissima e poi continuò

Me lo dicevi sempre quando eravamo piccoli, me lo dicevi per farmi spaventare.

– No. Lo dicevo così…per farti divertire…per farti ridere.

Ora però lei non era divertita per niente. Non rideva. Anzi avrei scommesso che stava per mettersi a piangere.

Ecco, allora lo so cosa voglio: vorrei raggiungere KOKORO ovunque esso sia e forse anche io vorrei sapere da dove vengo. Sì lo voglio sapere. E tu?

FILOXENIA : amore per lo straniero… o una cosa del genere. Ecco quello che aveva  Laura. Se erano stranieri si innamorava. Era così. Come una malattia. Una malattia che mi respingeva.

Io? Io voglio stare con te.

– Partiresti anche senza tornare? Ne sei sicuro? Non mi devi rispondere. Chiudi gli occhi e respira.

Mi fido. Mi sono sempre fidato di lei, da quando eravamo piccoli e RUZZAVAMO nel cortile come dei bastardini senza casa.

Mi fido. Mi fido e chiudo gli occhi.

Ora tocca a lei.

Respiro.

en français

aprile 29, 2010

e in francia, quando si impara a memoria si impara par coeur, con il cuore, e i nei sono grain de beautè, che fa venire in mente una polvere che cade dal cielo e si posa sulla pelle…

ma tutta questa poesia la sente chi usa il francese come lingua secondaria, mentre nella lingua madre sono parole del tutto comuni.

parole inventate

aprile 29, 2010

in regalo oggi anche due parole inventate: piccolinità, perchè ha un bel suono, e rappresenta il punto di vista del bambino. e anche minchiosauro: la nuova specie di dinosauro nata dai giochi di un bambino e del suo amico quarantenne.

coincidenze

aprile 29, 2010

poi capita che, per caso, tutti si pensi all’anima: alma, neshama, in arabo si dice “anima del mio cuore”, e una madre al figlio direbbe “sei il mio fegato”, come noi diremmo “sei la mia anima”.

viene da pensare che l’italiano sia una delle lingue più povere di parole che riguardano la spiritualità, o comunque che queste parole in altre lingue vengono usate molto spesso nei modi di dire, sono più familiari.

in giaponese kokoro è anima ma non solo, è un atteggiamento, indica una parola attiva, una vera e propria attività, non una condizione statica. si dice “hai un’anima grande”, ma nessuno lo direbbe di sè, è un omaggio all’altro.

una bella immagine: l’anima è come un passeggero che prende un taxi.