Edu©arte: la tavola rotonda di lunedì 26 aprile. Prima parte.

Primo giorno di zonarte: decine di professionisti sono riuniti oggi alla Fondazione Merz per parlare di educazione all’arte.

Un momento di incontro tra le persone, professionisti e ricercatori, colleghi che si confrontano e parlano con grande libertà dei temi che stanno loro a cuore.

Ecco le considerazioni, le idee, le domande, i racconti di buone pratiche e i progetti.

Cristina Francucci (Accademia di Bologna, MAMbo):  la ricchezza non proviene dal possesso, ma dall’abbondanza della condivisione. La capacità di condividere e confrontarsi ha reso possibile il progetto zonarte a Torino. Questa tavola rotonda é inconsueta: non i soliti 2 o 3 giorni di convegno, ma la possibilità di dialogare liberamente e dire quello che si pensa. I relatori non hanno preparato gli interventi… è un grande confronto senza troppi preamboli. Sottolineo la presenza degli studenti dell’accademia di Bologna e di Urbino, che staranno qui per una settimana nell’ambito di un programma di peer education. Un riferimento alla carta nazionale degli educatori museali ICOM, una riflessione sulla formazione: vanno uniti l’aspetto teorico e la preparazione pratica. Un appello all’ICOM: che si appoggi il corso di laurea in comunicazione e didattica dell’arte dell’accademia di Bologna, un corso importante per il profilo professionale dell’educatore museale.

Anna Pironti (Castello di Rivoli): dove si forma l’operatore museale? Per quanto mi riguarda, la risposta non può che essere: all’interno del museo, o quantomeno con un fortissimo partenariato tra musei e istituzioni universitarie.

Antonella Micaletti (Accademia di Urbino): all’accademia di Urbino esiste questo percorso formativo, creato in forte partenariato con istituzioni come il Castello di Rivoli e altre del territorio. La rete di Educarte é stata un supporto reale. La condivisione vera é ancora un problema. La definizione dei profili professionali nella realtà dei musei, molto diversificata, non é ancora certificata o sicura nella realtà del lavoro, ma il supporto dei musei é fondamentale per il riconoscimento.

Aurora Di Mauro (Regione Veneto): la realtà dei musei deve essere vissuta e incontrata dalle università,  che altrimenti lavorano in una direzione che non ha sbocchi o contatti. Il denaro pubblico deve servire per creare contratti di lavoro e possibilità di formarsi e fare esperienza per i giovani. Esperienza di “La Zona”: è una rete di professionisti che si incontrano lavorando sulla ricchezza delle idee e della voglia di fare. Un gruppo di lavoro informale, che si incontra all’interno di una galleria civica di arte contemporanea e crea una rete professionale di riferimento, crea opportunità.

Anna Pironti (Castello di Rivoli): l’università può accogliere l’esperienza del museo e fare in modo che gli studenti di formino nel momento in cui ne hanno la reale possibilità.

Silvia Mascheroni (ICOM): porto avanti da anni un lavoro sistematico sulla valutazione del progetto educativo. La condivisione: una riflessione da storica dell’arte per comprendere il contemporaneo. La carta delle professioni ICOM. Profili che si ritengono fondamentali nei musei. I direttori dei musei erano i primi a non voler riconoscere l’importanza della figura del responsabile dei dipartimenti educativi. ICOM sostiene un pubblico dibattito, un network in cui le associazioni partecipano.

Patrizia De Socio (Ministero per i Beni e le Attività Culturali): stiamo incrementando l’utilizzo dei social network. La persona è al centro del lavoro. Sostenere la condivisione dei documenti e dei materiali già esistenti, tenendo conto delle situazioni sociali e geografiche. Mancano i fondi per digitalizzare gli archivi e i materiali cartacei. Le scuole si spostano in funzione di contingenze stringenti che poco hanno a che fare con le dinamiche di fruizione piacevole, libera e consapevole dei musei e della cultura.

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