Edu©arte: la tavola rotonda. Seconda parte.

Paola Pacetti: ringrazio per l’invito e sottolineo la difficoltà di avere dei momenti di confronto diretti, guardandosi in faccia. L’esperienza di Firenze: grandi contraddizioni e difficoltà nel lavorare, nonostante l’incredibile ricchezza a livello di beni culturali. I master non professionalizzano. Viviamo in un periodo storico in cui la cultura è diventata merce, e anche la scuola. Si nega la dimensione educativa ai musei in nome del consumo. I programmi scolastici: la storia antica si studia solamente alla scuola primaria, la ripartizione dello studio della storia è incompleta e mal concepita. Se manca la concezione dell’essere stati in senso storico, come sarà possibile salvaguardare e tutelare il nostro patrimonio? Un patrimonio ignorato è perfetto per diventare merce.
Simona Bodo (Ismu, Patrimonio&Intercultura): dopo aver sentito parlare molto di formazione e  professionalità, spezzo una lancia in favore della ricerca. Una dimensione che riporta al centro del dibattito, l’educazione al patrimonio in chiave interculturale. Quando siamo chiamati a riflettere sulla diversità dei pubblici, perché in Italia si é diffusa una modalità/moda di promozione dell’accesso ai musei, che mette sullo stesso piano operazioni di accessibilità, e vere e proprie operazioni di colonizzazione culturale. Esiste una banca dati, un sito che si chiama Patrimonio&Intercultura e si occupa di ricerca in ambito di migrazione. Ha una sezione “Esperienze” che si arricchisce di mese in mese con i materiali di progetti realizzati in tutti Italia, e può essere fruita e consultata da tutti. Il contemporaneo e il patrimonio del passato sono entrambi ambiti interessanti per fare ricerca. Il dialogo con gli artisti contemporanei ci aiuta a mettere in discussione e a cambiare sguardo sul patrimonio che conosciamo – o non conosciamo. Possiamo trarre grande interesse nel momento in cui rileggiamo e condividiamo la conoscenza del nostro territorio.
Giovanna Bozzi: il rapporto tra scuola e museo come rapporto di crisi, ma a volte le criticità si trasformano in occasioni. Esistono collaborazioni virtuose con gli enti del territorio. I fondi per le istituzioni scolastiche sono ogni anno meno, ma le istituzioni scolastiche dovrebbero cercare fondi e sostegno anche al di fuori dell’ambito ministeriale – fondi governativi, fondi europei, stage per i giovani studenti. I ragazzi che frequentano il liceo artistico hanno la possibilità di lanciarsi nei mestieri dell’arte, di avere un indirizzo chiaro per la formazione futura. Si creano reti tra scuole e istituzioni con enti locali e musei, permettendo ai ragazzi la formazione, l’educazione al patrimonio e un orientamento professionale.
Margherita Sani e Valentina Galloni (IBC Bologna): la distinzione dei profili professionali per competenze. Le competenze si misurano anche nella pratica del lavoro, acquisita direttamente sul luogo di lavoro. Bisogna poter effettuare una valutazione di come e dove le competenze siano state acquisite al di fuori dei contesti istituzionali. Linee guida e buone pratiche esistono già e possono essere tenute in considerazione dagli enti pubblici.
Franca Varallo (Università di Torino): la formazione di storici dell’arte all’università. Il problema dell’educazione all’arte contemporanea nei musei è che non può essere separato dalla conoscenza teorica e dallo studio. Non si può togliere alla scuola la possibilità e il dovere di dare conoscenza.
Stefania Vannini (Maxxi Roma): I servizi educativi sono nati prima dell’inaugurazione del museo, anche per una questione di relazione con il quartiere Flaminio a Roma, che aveva costituito un comitato contro la costruzione del museo progettato da Zaha Hadid. I servizi educativi hanno avuto la funzione di sanare la distanza con il territorio e con il quartiere. Nel 2005 è stata creata una convenzione con l’Università, con studenti che hanno svolto degli stage, partecipando alla progettazione e alla realizzazione di progetti educativi. Alcuni di questi studenti fanno parte oggi dello staff dei Servizi Educativi del Maxxi.
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One Comment su “Edu©arte: la tavola rotonda. Seconda parte.”

  1. zonarte2010 Says:

    confronto interessante: to be continued…


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