Intrecci

Intrecci é il progetto di un gruppo di partecipanti a Windwoertern, uno dei laboratori di Zonarte, che da tempo lavora sul tema del dialogo interculturale. Questo é il materiale che ci hanno inviato.

Per molti pensare al museo significa pensare al passato. Ad oggetti polverosi che testimoniano un passato da poter legare al filo della memoria. Ad alcuni, il museo evoca addirittura una ben poco attraente sensazione cimiteriale. Eppure, soprattutto quando certi musei sono combinati nella loro denominazione con la parola territorio, dovrebbero rievocare sentimenti differenti, legati alla vita ed al presente, alle persone che abitano i territori intrecciando diversi percorsi ed esistenze.

Il Museo del Territorio Biellese sta attualmente lavorando al progetto Intrecci: antichi luoghi, nuovi cittadini con l’obiettivo principale di favorire la conoscenza reciproca fra la popolazione migrante presente sul territorio biellese e l’istituzione, seguendo il solco del ruolo museale quale organizzatore di cultura aperto alla partecipazione della società civile.

Nello specifico Intrecci, grazie al coinvolgimento di alcune classi del Centro Territoriale Permanente e di altri gruppi di migranti presenti sul territorio, intende muoversi sulle orme di esperienze pregresse quali Oggetto d’Incontro che nel 2008 (Centro Studi Africani, Torino) coinvolse, fra altre prestigiose sedi museali, anche il Museo del Territorio Biellese con la presenza di mediatori del patrimonio culturale in veste di narratori di oggetti appartenenti alle collezioni extraeuropee (non esposte) e di altre simili esperienze come, ad esempio, Lingua contro Lingua, una mostra collaborativa (CSA, Anna Maria Pecci, 2009), tenutasi presso il Museo di Etnografia dell’Università di Torino, nell’ottica di un coinvolgimento attivo e consapevole della popolazione migrante per avvicinarla alla conoscenza delle collezioni e delle attività del museo.

La proposta metodologica, di taglio antropologico, prevede la sollecitazione alla narrazione culturale e biografica sulla base di discorsi costruiti intorno a concetti condivisi (il nome, la casa, il corpo, etc.) che, seppur apparentemente molto scontati per la loro vicinanza all’esperienza quotidiana sono invece sorprendentemente in grado di avviare profonde riflessioni culturali su esperienze esistenziali e mondi vitali dai significati più diversi. Oggetti personali e fotografie sono altri strumenti evocativi che saranno utilizzati al fine di raccogliere altri racconti da intrecciare in un momento successivo con la storia ed i significati degli oggetti disponibili nelle collezioni del museo. Questa metodologia che potremmo definire come una sorta di maieutica culturale, tende a produrre un discorso il più possibile fuori dalle retoriche comuni prodotte dall’utilizzo, spesso ingenuo, di stereotipi nazionalistici. Tale attività intende esaltare il museo nella sua funzione connettiva e nel suo ruolo di zona di contatto aperto alla partecipazione degli abitanti del suo territorio.

Gli incontri, oltre a voler rendere maggiormente consapevole la successiva visita dei gruppi di migranti alle collezioni museali, saranno finalizzati ad approfondire la collaborazione con coloro che si dimostreranno particolarmente interessati a seguire il progetto sino alla realizzazione di percorsi narrati conclusivi che nasceranno dal confronto fra esperienze biografiche e oggetti museali, nello svelamento di una serie di intrecci e riflessioni possibili fra concetti ed oggetti, culture e collezioni, da riproporre in forma di racconto biografico, con la possibilità di affiancare al racconto una pratica culturale connessa.

Del resto, siamo immersi in una realtà narrativa: film, telefilm e novelas raccontano storie in tv, i giornali, le persone, gli amici raccontano le loro storie, conosciamo storie dai libri, dai viaggi, dai sogni. Anche gli oggetti hanno una storia, tutti hanno storie da raccontare. Ci nutriamo di storie. Intrecci proverà a raccontarne di nuove intrecciando le storie dei migranti con il significato degli oggetti appartenenti alle collezioni del museo cercando di conferire loro nuovi contenuti e interpretazioni legate ad un presente in continuo mutamento.

Fabio Pettirino

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