Archive for the ‘Fondazione Sandretto Re Rebaudengo’ category

Intrecci

giugno 15, 2010

Intrecci é il progetto di un gruppo di partecipanti a Windwoertern, uno dei laboratori di Zonarte, che da tempo lavora sul tema del dialogo interculturale. Questo é il materiale che ci hanno inviato.

Per molti pensare al museo significa pensare al passato. Ad oggetti polverosi che testimoniano un passato da poter legare al filo della memoria. Ad alcuni, il museo evoca addirittura una ben poco attraente sensazione cimiteriale. Eppure, soprattutto quando certi musei sono combinati nella loro denominazione con la parola territorio, dovrebbero rievocare sentimenti differenti, legati alla vita ed al presente, alle persone che abitano i territori intrecciando diversi percorsi ed esistenze.

Il Museo del Territorio Biellese sta attualmente lavorando al progetto Intrecci: antichi luoghi, nuovi cittadini con l’obiettivo principale di favorire la conoscenza reciproca fra la popolazione migrante presente sul territorio biellese e l’istituzione, seguendo il solco del ruolo museale quale organizzatore di cultura aperto alla partecipazione della società civile.

Nello specifico Intrecci, grazie al coinvolgimento di alcune classi del Centro Territoriale Permanente e di altri gruppi di migranti presenti sul territorio, intende muoversi sulle orme di esperienze pregresse quali Oggetto d’Incontro che nel 2008 (Centro Studi Africani, Torino) coinvolse, fra altre prestigiose sedi museali, anche il Museo del Territorio Biellese con la presenza di mediatori del patrimonio culturale in veste di narratori di oggetti appartenenti alle collezioni extraeuropee (non esposte) e di altre simili esperienze come, ad esempio, Lingua contro Lingua, una mostra collaborativa (CSA, Anna Maria Pecci, 2009), tenutasi presso il Museo di Etnografia dell’Università di Torino, nell’ottica di un coinvolgimento attivo e consapevole della popolazione migrante per avvicinarla alla conoscenza delle collezioni e delle attività del museo.

La proposta metodologica, di taglio antropologico, prevede la sollecitazione alla narrazione culturale e biografica sulla base di discorsi costruiti intorno a concetti condivisi (il nome, la casa, il corpo, etc.) che, seppur apparentemente molto scontati per la loro vicinanza all’esperienza quotidiana sono invece sorprendentemente in grado di avviare profonde riflessioni culturali su esperienze esistenziali e mondi vitali dai significati più diversi. Oggetti personali e fotografie sono altri strumenti evocativi che saranno utilizzati al fine di raccogliere altri racconti da intrecciare in un momento successivo con la storia ed i significati degli oggetti disponibili nelle collezioni del museo. Questa metodologia che potremmo definire come una sorta di maieutica culturale, tende a produrre un discorso il più possibile fuori dalle retoriche comuni prodotte dall’utilizzo, spesso ingenuo, di stereotipi nazionalistici. Tale attività intende esaltare il museo nella sua funzione connettiva e nel suo ruolo di zona di contatto aperto alla partecipazione degli abitanti del suo territorio.

Gli incontri, oltre a voler rendere maggiormente consapevole la successiva visita dei gruppi di migranti alle collezioni museali, saranno finalizzati ad approfondire la collaborazione con coloro che si dimostreranno particolarmente interessati a seguire il progetto sino alla realizzazione di percorsi narrati conclusivi che nasceranno dal confronto fra esperienze biografiche e oggetti museali, nello svelamento di una serie di intrecci e riflessioni possibili fra concetti ed oggetti, culture e collezioni, da riproporre in forma di racconto biografico, con la possibilità di affiancare al racconto una pratica culturale connessa.

Del resto, siamo immersi in una realtà narrativa: film, telefilm e novelas raccontano storie in tv, i giornali, le persone, gli amici raccontano le loro storie, conosciamo storie dai libri, dai viaggi, dai sogni. Anche gli oggetti hanno una storia, tutti hanno storie da raccontare. Ci nutriamo di storie. Intrecci proverà a raccontarne di nuove intrecciando le storie dei migranti con il significato degli oggetti appartenenti alle collezioni del museo cercando di conferire loro nuovi contenuti e interpretazioni legate ad un presente in continuo mutamento.

Fabio Pettirino

Set Fotografico: guarda il video

maggio 2, 2010

una giornata speciale.

maggio 1, 2010

La Fondazione Merz ci accoglie. Ovunque famiglie, bambini, amici, gente che è venuta per dare un’occhiata, incuriosita. Lo spazio è aperto, l’atmosfera è speciale.

Si possono creare borse e abiti con le ragazze di Ecollective per Cittadellarte; ci si può far fotografare nel set della Fondazione Sandretto, utilizzando anche le maschere prodotte nel laboratorio Centauro Sopravento della Fondazione Merz; il Castello di Rivoli accoglie tutti nelle azioni di pittura collettiva; la GAM propone la creazione e l’utilizzo di diversi strumenti di misurazione; con il PAV si inventano piccoli magazine da portare a casa.

I laboratori andranno avanti per tutto il pomeriggio, e a seguire la notte giovane di zonarte con il dj set.

Domani saremo ancora tutti insieme per l’ultima giornata di zonarte.

set fotografico

maggio 1, 2010

famiglie, amici, gruppi spontanei… il set fotografico è pensato per travestirsi e trasformarsi, passare un pò tempo vedendosi in modo diverso, divertirsi a provare cappelli, abiti, utilizzare oggetti come la valigia o il mappamondo, ispirandosi a celebri foto di gruppo, come la copertina di “sgt pepper’s lonely hearts club band” dei beatles, o quelle dei surrealisti, o la squadra di calcio di maurizio cattelan.

ecco alcuni esempi:

Set Fotografico

Windwoertern: guarda il video

maggio 1, 2010

Domani inizia il week-end di zonarte!

aprile 30, 2010

… altri due giorni di attività per i giovani e le famiglie. Tutti i laboratori proposti alle scuole durante la settimana, saranno fruibili al pubblico, gratuitamente e senza prenotazione.

Ad arricchire il programma, si aggiungono i laboratori curati da Associazione Itineraria per la  Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli: “Art Brut? Scienze?” e “Scultura, colore, mosaico… Policromie, materiali e fantasie“.

Vi aspettiamo!

Una questione di piccolinità.

aprile 30, 2010

Questo è un racconto che nasce da tutte le parole che ieri sono state ritrovate, dette, condivise, scritte, disegnate o analizzate durante il workshop “Parole al Vento”.

La storia di parole al vento di Aura e D’

C’é adesso una storia che é qui e che é ora: é un segno o é un sogno? Forse é una parola…

Quello che mi ricordo é che ero davanti al negozio di giocattoli e tu mi guardavi e io lo sapevo che stavi per dirmi qualcosa di brutto.

– KOKORO é partito per un lungo viaggio e non si sa se mai tornerà.

–  dov’é che é andato?

– non lo so. E’ partito. Punto.

– e tu come stai?

– una merda. Non si vede?

Si vedeva eccome, aveva tutti gli occhi rossi ed era dimagrita di dieci chili.

Insisto:

é partito per andare dove?

– non importa dove. Il fatto é che doveva scoprire qualcosa di molto importante

– qualcosa cosa?

– se lo avesse saputo non sarebbe partito, no?

– secondo me cercava. cercava e basta. E se tu cerchi sono le risposte che trovano te!

Non volevo dirle questo, volevo solo abbracciarla, abbracciarla tutta e dirle che ero la risposta a tutte le sue domande, dirle di quanto mi era mancata, di quanto adorassi il modo di girarsi le dita nei capelli. Dirle che amavo quella sua PICCOLINITA’.

Forse é proprio questo il punto. Il centro. Tornare indietro. Tornare a quando eravamo bambini e giocavamo alle nuvole e a rincorrerci. Quanto vorrei anch’io partire e tornare là in quel mondo microscopico di scarabocchi e di magia.

Guardo leri ma mi imbarazzava sostenere il suo sguardo e allora dirotto sulla vetrina del negozio di giocattoli. I Gormiti, le Barbie, i Lego, Hello Kitty e tutta una serie di MINCHIOSAURI. Ricordi che mi guardano e sembrano dirmi:

Dille quello che pensi… ora!

– Bishimila

ecco l’ho detto

E’ una parola magica. E’ speciale! Se la pronunci con la vibrazione del cuore. Lei ti può portare ovunque nello spazio e nel tempo. E’ una parola che ti sente e ti scolta. Ti esaudisce i desideri. Ti regala le sorprese. E ora sogna. Sogna ciò che vuoi e se ci credi, sarà vero!

– Lo so cosa vuol dire

Mi disse lei clamissima e poi continuò

Me lo dicevi sempre quando eravamo piccoli, me lo dicevi per farmi spaventare.

– No. Lo dicevo così…per farti divertire…per farti ridere.

Ora però lei non era divertita per niente. Non rideva. Anzi avrei scommesso che stava per mettersi a piangere.

Ecco, allora lo so cosa voglio: vorrei raggiungere KOKORO ovunque esso sia e forse anche io vorrei sapere da dove vengo. Sì lo voglio sapere. E tu?

FILOXENIA : amore per lo straniero… o una cosa del genere. Ecco quello che aveva  Laura. Se erano stranieri si innamorava. Era così. Come una malattia. Una malattia che mi respingeva.

Io? Io voglio stare con te.

– Partiresti anche senza tornare? Ne sei sicuro? Non mi devi rispondere. Chiudi gli occhi e respira.

Mi fido. Mi sono sempre fidato di lei, da quando eravamo piccoli e RUZZAVAMO nel cortile come dei bastardini senza casa.

Mi fido. Mi fido e chiudo gli occhi.

Ora tocca a lei.

Respiro.