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Il Convegno di zonarte: l’arte del nostro tempo accessibile a tutti.

aprile 29, 2010

Il convegno di Zonarte: la sfida del contemporaneo: l’Arte del nostro tempo accessibile a tutti. (prima parte)

Flavia Barbaro, Responsabile Dipartimento Educazione GAM, Torino:

Assistiamo oggi allo sviluppo di un tessuto molto ampio di organizzazioni che hanno deciso di lavorare con l’intenzione di far diventare il museo aperto a tutti. L’idea centrale é sviluppare la progettazione e la costruzione delle occasioni e dei percorsi duraturi e condivisi con delle persone che ci offrono la possibilità di affrontare i linguaggi dell’arte con modalità diverse, come le persone considerate diversamente abili. Io stessa ho delle disabilità motorie, per altri individui so perfettamente che possono essere ancora più gravi, proprio per questo mi sono forse avvicinata all’idea di progettare dei percorsi aperti anche a persone disabili. Tuttavia proviamo a pensare alle regole rigide dei musei: spesso si configurano come vere e proprie barriere architettoniche. Pensiamo ad esempio all’impossibilità di toccare le opere, sappiamo come questo divieto sia radicato all’interno dell’ ambito museale che è molto difficile da abbattere. Naturalmente, ci tengo a precisare, come spesso programmi rivolti a questo tipo di pubblico, permettono alle stesse realtà museali di arricchirsi. I nostri progetti dedicati alle disabilità visiva e uditiva, ad esempio, ci hanno permesso di progettare con delle prospettive diverse, osservando il mondo da un altro punto di vista.

Franco Fratta, Unione italiana Ciechi e Ipovedenti, Torino:

Io ho iniziato a lavorare in questo settore nel 1985, ma devo dire che negli ultimi anni, a Torino ad esempio, c’é stato uno sviluppo molto interessante di una nuova attenzione nei confronti dei non vedenti. Prendiamo ad esempio, il PAV, il Castello di Rivoli, o la GAM. Ci troviamo di fronte ad una situazione d’avanguardia. Persino un museo per così dire difficile come il PAV, si é posto fin da subito il problema di come rendere accessibile e fruibile le sue opere. La fruibilità è ancora più importante, a mio modo di vedere, perché richiede un intervento significativo ed un impegno duraturo da parte dei dipartimenti educazione affinché l’esperienza museale tenga presente l’esistenza di più pubblici con differenze esigenze e particolarità. Esistono addirittura individualità diverse, se vogliamo essere precisi. Negli ultimi anni si sta infatti ragionando anche in questi termini, affinché chiunque acceda al museo, possa fruirne. E’ importante rendere possibile la fruizione sia delle collezioni permanenti che temporanee, parte ancora poco sviluppata rispetto alla prima.

Orietta Brombin, Responsabile attività Educative e Formative PAV:

Vorrei fare un piccolo esempio pratico di come l’intervento di Francesco Fratta sia stato fondamentale per il PAV. Lui ha infatti condotto una serie di corsi di formazione abbozzati, sono infatti appuntamenti ancora in corso, ma ci ha illustrato come interagire con le persone non vedenti; per esempio nel caso del PAV si tratta di opere che difficilmente possono essere toccate, o meglio sono spesso molto vaste. Durante la formazione ci siamo dunque concentrati sulla possibilità e la modalità per descrivere queste opere. La collaborazione con Francesco Fratta é continuata anche nella la progettazione di laboratori.

Annalisa Trasatti, Museo Tattile Statale Omero, Ancona:

Io sono qui in qualità di rappresentante del Museo Tattile Statale Omero di Ancona che è il primo museo tattile statale unico al mondo. Perché ad Ancona? Perché questa idea è venuta a due non vedenti anconetani che sono grandi viaggiatori sia. Viaggiatori per passione, ma anche perchè sono degli esperantisti. Durante i loro viaggi loro chiedevano di poter toccare le opere dei musei e spesso questa possibilità gli veniva negata. C’é da fare una distinzione tra handicap e minorazione. Il non vedente non vede con gli occhi, ma vede con le mani, pertanto non si tratta di handicap; diventa handicap quando si alza un muro e gli si proibisce di toccare, quindi di vedere. Il museo tattile Omero é un museo per tutti, non solo per non vedenti. La collezione che abbiamo sono calchi di arte classica, dei capolavori della storia dell’arte, ci sono anche dei modelli architettonici riprodotti. Il tutto costituisce una sorta di catalogo di storia dell’arte tridimensionale. Vi è anche una sezione di archeologia e una di arte contemporanea autentica. Importante é anche la collaborazione con le associazioni locali e, Il nostro museo da inoltre la possibilità di riprodurre scritte in breil o fornire altri materiali utili per organizzare la visita all’interno dei propri musei. All’ inizio ad esempio é stato difficile trovare il linguaggio più appropriato. Noi infatti utilizziamo spesso un linguaggio visivo, mentre la nostra comunicazione dovrebbe divenire tattile, nel momento in cui si fa un visita con una persona non vedente, per questo organizziamo anche dei corsi di formazione.

Brunella Manzardo, Dipartimento Educazione Castello di Rivoli:

Durante una nostra ricerca, al dipartimento educazione del Castello di Rivoli, ci siamo resi conto che mancava, per i non udenti, tutta la terminologi legta all’arte contemporanea. Devo precisare che mi sono accorta – questa sera- che manca in realtà una buona parte della terminologia più ampia legata alle tecniche artistiche. Ho notato infatti che l’interprete di oggi ha dovuto utilizzare l’alfabeto digitale per la parola calco. Tornando alla nostra esperienza, dopo un corso formativo sul linguaggio dei segni, si é creata una sorte di complicità e di rapporto duraturo con un’associazione di persone non udenti, grazie ad una serie di laboratori e di visite orgnizzate all’interno del Castello di Rivoli. In collaborazione con loro, abbiamo quindi prodotto una serie di segni relativi alla terminologia dell’arte contemporane e sono già pronte, e in distribuzione gratuita, le brochure con i primi 14 segni, mentre presto seguirà la pubbliczione del libro che comprende ben 80 segni.

Luciano Candela, Istituto dei sordi, Torino:

Inizialmente non ero molto interessto all’arte, o meglio mi avvicinavo difficilmente ai suoi linguaggi. Riuscivo perfettamente a distiguere i diversi colori, ma non riuscivo ad entrare nello speifico delle forme, o riflettere sul tipo di pennellata, ecc. e così ho deciso di partecipare al coso del Castello di Rivoli. Durante questo corso, grazie al linguaggio dei segni, ho avuto una spiegazione più comprensibile del termine istallazione. Se per esprimere questo concetto, infatti, ruoto la mano intorno all’altra che resta ferma, per me é più chiaro, lo stesso posso dire per il segno di happening. Ho apprezzto questa esperiena, perché spsso i sordi vengono considerati degli individui di serie b, solo perché spesso si pensa che non abbiano le capacità di accedere e comprendere discorsi, per così dire “alti”.

Francesca Delliri, Istituto dei sordi, Torino:

Io vorrei sottolinare che spesso la difficoltà dei non udenti é forte fin da quando sono piccoli. La sordità separa dalla società e dagli individui, i sordi non parlano italiano, non hanno una lingua parlata, ma hanno una lingua dei segni, per questo l’avvicinamento all’arte contemporanea é spesso impensabile per loro. L’impossibilità di accesso dei non udenti é dettata principlmente dal pregiudizio di noi udenti, che li riteniamo non in grado di arrivare a contenuti alti e astratti. Questo, con la lingua dei segni, può essere invece possibile, costruire del lessico per loro, vuol dire dare loro la possibilità di discutere.

Francesco Fratta:

credo che questa discorso del linguaggio vada sottolineat. L’arte immediata, questo mito, va un pò infranto, una mediazione é sempre stata necessaria. Ricordo una mostra in cui si chiedeva di visitare lo spazio e le opere bendati e poi scoprire cosa i partecipanti avevano visto, con le mani si intende, e in quel caso ho notato vedenti che sapevano esplorare tattilmente benissimo, e non vedenti che non spevano esplorare per nulla. E’ importante che io possa esplorare coi miei mezzi, ma quando questo non é possibile, nel mio caso ad esempio, é necessario che io possa avere una decrizione.

Andrea Lupi, Ufficio Educazione Cittadellarte-Fondazione Pistoletto:

Presento i miei ospiti. Li abbiamo incontrati in caffetteria a Cittadellarte un giorno e ci hanno invitato a pensare come poter collaborare insieme. Da allora ci siamo visti ripetutamente e abbiamo creato delle cose insieme. Ora chiedo di introdurvele direttamente a loro.

Melania Vaccaro, Associazione Vedovoci di Biella:

Dunque, io porto l’esempio dell scuola dei segni di Cittadellarte, dove ogni classe é composta da 3 studenti non udenti e da altri stdenti udenti. Tutta la classe segue, con le stesse modalità di un laboratorio di inglese o di qualsiasi altra lingua straniera, un laboratorio con cadenza regolare sulla lingia dei segni e tutti la imparano. Finita la scuola dell’obbligo, gli studenti seguono i loro percorsi a seconda dei loro gusti, chi si iscrive al liceo artistico, come mia figlia Ambra, chi si iscrive al liceo scientifico e così via. Il dato interessante, che emerge da una ricerca é che gli studenti che hanno frequetato questa scuola udenti, sono più avanti dei coetanei che non hanno frequentato questa sperimentazione. Un’altra esperienza, che nasce a Cittadellarte, é questa scuola pomeridiana, in cui gli insegnati sono sordi. Ognuno é esperto di un campo specifico, dalla musica all’arte e hanno avuto la possibilità con Michelangelo Pistoletto presso la stessa Fondazione di siluppare la loro attività e gli studenti di sviluppare i loro interessi.

Ambra, studentessa:

Il 9 maggio per la prima volta i ragazzi di questa scuola faranno le guide, i partecipanti saranno insegnati, sordi e udenti.

Franco Sarbia, Associazione Vedovoci, Biella:

Io mi occupo di progetti di rigenerazione urbana e di integrazione così, quando ho incontrato Melania, abbiamo deciso di partecipare ad un bando. Durante la nostra esperienza, abbiamo capito, ad esempio, l’importanza della ligua dei segni, anche per gli udenti. Per esempio al Metropolitan Museum, una guida sorda conduce la visita con il linguaggio dei segni, che viene doppiato in lingua orale. Per un sordo leggere le lettere richiede uno sforzo successivo, perché egli deve, di conseguenza, associare al linguaggio scritto, il segno ad esso relativo, pertanto sottotitolare le audioguide non ha senso. Quindi, anche noi come il Castello di Rivoli, abbiamo chiesto ai ragazzi di creare il linguaggio dei segni per l’arte, che potrà poi essere doppiato in italiano dai ragazzi udenti, dai loro compagni ad esempio. Abbiamo pensato che questo video-catalogo potrebbe essere anche utile ai bambini autistici. Noi collaboriamo inoltre con il centro di Torino per ripensare le modalità della Didattica dell’Arte, affinché l’insegnamento non sia mediato solo dalla parola, ma ad esempio dia la possibilità di toccare.

Tea Taramino, Curatrice Biennale Internazionale Arte Plurale, Torino:

Dunque a proposito di Arte e integrzione, io lavoro presso il comune di torino e mi occupo di progtti per disabili, con la collaborazione con artisti, tra cui Mauro Biffaro, alcuni di essi hanno problematiche intellettive, altri hanno anche problemi fisici. Alcuni di essi hanno mostrato segni espressivi davvero interessnti, molto spesso i portatori di handicap sono persone molto interessanti e i loro apporti arricchiscono anche chi, per così dire, non ha problemi, in quanto queste esperienze ci danno la possibilità di vedere le cose da un altro punto di vista. Noi portiamo avanti dal 1993 il progetto art plurale e l’abbiamo portant avanti con la collaboraioe di molti musei, dall GaM a Rivoli e via via tutti gli altri presenti oggi.Lo scopo é quello di produrre insieme le cose e diviene un modo diretto per conoscerci. Questo é ciò che avviene nel contesto di arte plurale. Ultimamente stiamo inoltre cercando di coinvolgere anche insegnati e studenti e di sensibilizzarli a questi temi.

Ci auguriamo inoltre di trovare presto un posto dove poter esporre le nostre opere.

Mauro Biffaro, artista:

E’ un pò strano, ma la prima volta che ho portato avanti un progetto di questo tipo, é stato presso un Centro Socio Terapeuta. Io mi sono trovato ad affrontare quella cosienza derivata dagli anni 70 che si chiama “dilatata” e che porta a rivedere la mia dimensione in relazione a chi é diverso da me.

Prima si palava del linguaggio dei segni, pensiamo i cinesi, loro usano degli ideogrammi, quindi il segno si fa icona. Questa modalià é una pratica che vivo quotidinamente per arriare a conoscere le persone. Quando sono arrivato in questo centro, gli ospiti, avevano bisogno di continue mediazioni, di qualcuno che si prendesse la responsbilità di prendere un decisione, mentre io credo si giusto che ognuno di loro provi a prendere una decisione. Tuttavia io ritengo di non dover arrivare a loro, ma di dover partire da loro per andare avanti. Voglio chiudere con un’esperienza bellissima. La più bella della mia vita. Anni fa lavoravo per la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo. In quel periodo c’era una mostra di Stefano Arienti. In una sala c’era un’opera con enormi fogli di carta d giornale attorcigliati. Un giorno si é presentato un ragazzo del Cottolengo con 3 uomini anziani. Era sordo, cieco e muto, e io ho dovuto chiudere gli occhi e cercare, come se fossi stato lui, una stretta relazione con l’opera.

Giorgina Bertolino, Responsabile formazione mediatori culturali d’arte, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo:

I mediatori culturali d’arte sono persone formate per porsi come figura in grado di mettere in relazione l’opera d’arte e il visitatore. Non sono guide, quindi non si tratta di individui che conoscono bene l’arte contemporanea e la collezione d’arte con cui lavorano, ma sono persone formate soprattutto dal punto di vista dei rapporti personali. Questa figura non nasce con l’idea di fornire le risposte a proposito delle opere esposte, ma nasce per fornire gli strumenti per rendere accessibile l’arte contemporanea, ai diversi tipi di pubblico, indipendentemente dalla loro età o dalla loro formazione

Iolanda Pensa, Fondazione Lettera27 e Direttore Scientifico Wikiafrica:

Fondazione Lettera27 supporta la distrubizione di materiali prodotti all’interno di musei e altre istituzioni e l’accesso alla conoscenza, soprattutto attraverso internet. Naturalmente internet può essere considerato come una rete fatta di strade , anzi di autostrade e di tante piccole stradine. Le autostrade sono i siti come google e wikipedia. Quando facciamo una ricerca in internet, infatti, il sito di wikipedia é il primo che appare, eppure da una ricerca emerge che coloro che scriveno maggiormente su questo sito sono uomini bianchi interessati al campo scientifico. Mentre le persone che si interessano di cultura e arte contemporanea, dovrebbero potenziare di più questo mezzo, intervenendo sul sito. Con Wikiafrica, cerchiamo di guardare il mondo dalla prospettiva dell’Africa, questo ci permette di osservare il mondo da tanti punti di vista differenti. Io sto concentrando inoltre il mio lavoro sull’idea di copyright, che blocca la diffusione dei testi protetti dal diritto d’autore, attraverso internet. Basterebbe firmare la licenza Creative Commons che permette di condividere in maniera ampia le proprie opere secondo il modello  “alcuni diritti riervati” e condividere dunque l’idea di far circolare liberamente il contenuto delle proprie opere.

Paola Martignetti, Associazione Itineraria Torino:

Per noi le opere d’arte sono considerate come strumenti di esperienza cognitiva e i musei sono posti per svilupparre la conoscenza. Citerei l’espressione di Marc Augè che dice che  bisogna spostarsi e compiere movimenti nel tempo, non solo nello spazio. E’ importante usare inoltre il patrimonio culturale comune, per permettere alle persone di identificarsi con i luoghi.

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Arte al centro di una trasformazione sociale responsabile.

aprile 29, 2010

Michelangelo Pistoletto. Artista.

Ho tracciato sulla sabbia il nuovo segno d’infinito che sostituisce il simbolo tradizionale formato da una linea continua che si interseca descrivendo due anse. Il nuovo segno incrocia la linea due volte formando non più soltanto due ma tre cerchi. Quello centrale descrive un ventre gravido, prodotto dall’accoppiamento dei due cerchi che costituivano il vecchio simbolo. Questo ventre rappresenta la generazione del Terzo Paradiso. Cos’è il Terzo Paradiso? È l’accoppiamento fertile tra il primo e il secondo paradiso. Il primo è il Paradiso Terrestre, che precede il morso della mela. È il paradiso naturale dove tutto è regolato dall’intelligenza della natura. Il secondo è il Paradiso Artificiale, quello sviluppato dall’intelligenza umana attraverso un processo lentissimo che ha raggiunto nel corso degli ultimi due secoli una dimensione sempre più vasta ed esclusiva. Questo paradiso è fatto di bisogni artificiali, di comodità artificiali, di piaceri artificiali e di ogni altra forma di artificio. Si è formato un vero e proprio mondo artificiale che continua a crescere consumando e deteriorando in modo sempre più drastico il pianeta naturale. Il pericolo di una sempre più imminente tragica collisione fra queste due sfere è ormai annunciato in ogni modo. Ed è per evitare di proseguire verso questo catastrofico avvenimento che si deve concepire il progetto globale che chiamo Terzo Paradiso. (…) Il riferimento biblico non ha finalità religiose ma è assunto come messaggio per dare senso e forza al concetto di trasformazione sociale responsabile e motivare un grande ideale che unisce in un solo impegno l’arte, la scienza, l’economia, la spiritualità e la politica. Il Terzo Paradiso é stato in seguito presentato in una serie di occasioni, ad esempio nel 2005 viene presentato quale evento nell’ambito dalla 51a Biennale di Venezia, come opera del soggetto artistico collettivo Cittadellarte, così come dal 2007, con la collaborazione tra Pistoletto e Gianna Nannini, a cura di Zerynthia – RAM Radioartemobile, il Terzo Paradiso assume la forma di un work in progress multimediale. Arriviamo quindi al 2010, anno in cui viene pubblicato il saggio “il Terzo Paradiso”, edito da Marsilio.

Eleonora Fioriani. Docente di antropologia culturale, Politecnico di Milano
Mi sembra importante sottolineare l’importanza di vedere, capire, avvicinarsi all’anima dei materiali. I materiali non vengono scelti solo in base alla prestazioni, ma all’immaginario che essi veicolano e evocano e l’artista li utilizza in questo senso. Essi infatti intervengono sulla nostra sensibilità, modificandola, così come sulla nostra percezione. A volte ci si chiede se sia la forma a determinare il materiale o il materiale a determinare la forma, io credo che siano reciprocamente influenzabili. Oggigiorno i nuovi materiali sono, ad esempio, la luce e il suono.

Anna Pironti. Responsabile Capo Dipartimento Educazione Castello di Rivoli
A proposito di anima dei materiali, mi ricordo quando ci siamo recati al CiAl, Consorzio nazionale per il recupero e il riciclo dell’alluminio, Milano. L’idea ci é venuta sul luogo, partendo dalla suggestione che questo materiale può essere riciclato all’infinito. Le caratteristiche di questo materiale, ma anche il significato che questa caratteristiche contengono, sono state fondamentali. pistoletto é stata fondamentale.

Gennaro Galdo. Progetti didattici CiAl.
Noi non ci occupiamo di arte, ma ci occupiamo di curare e stimolare la raccolta differenziata in Italia, in particolare degli oggetti fatti in alluminio. Cerchiamo, dunque,  di responsabilizzare attraverso metodi tradizionali, ma anche meno convenzionali, come la collaborazione con il maestro Michelangelo Pistoletto testimonia. Una delle grandi caratteristiche dell’alluminio é, appunto, quella di poter essere riciclato all’infinito. Un’altra caratteristica, che mi sento di sottolineare, é che l’alluminio é un materiale assolutamente contemporaneo: pensiamo alla Factory di Andy Warhol, che era ricoperta di fogli di alluminio.
La prima collaborazione, nata tra il CiAl e il maestro Michelangelo Pistoletto é quella  dell’opera Terzo Paradiso, la seconda é invece  legata alla collaborazione con il Dipartimento Educazione di
Rivoli e Cittadellarte.  Abbiamo collaborato, nuovamente, in modo efficace per diffondere il significato della materia e la possibilità di riciclarla e riutilizzarla in diverse città come Rimini, Salerno, Udine, presso il centro ReMida, o a Mantova in occasione del Festival della Letteratura…

Michelangelo Pistoletto.
A proposito dell’evento del 2005 in occasione del Festival di Mantova, ricordo che, durante l’attività di laboratorio con bambini delle scuole elementari, avevo dato loro questa suggestione: “adesso dovete costruire il vostro futuro con queste lattine”, le lattine erano senza marchio. Il giorno dopo, ho incontrato due ragazzine che avevano partecipato al progetto e mi hanno detto” La ringraziamo per quello che ci ha fatto fare ieri, ci é piaciuto molto perché non era una cosa dei nostri genitori, era solo nostra”.

Gennaro Galdo.
E’ interessante il concetto di Terzo Paradiso: di fianco al concetto del Paradiso Terrestre e dell’ambiente industriale, appare una terza via, che unisce i due mondi e che é appunto il terzo paradiso. Ciò implica una forte responsabilità. Noi abbiamo bisogno ora di sviluppare un’economia circolare: ovvero riciclare le materie, falle circolare, riutilizzarle.
Valeria Anfossi. Responsabile Pedagogica ITER Centro per l’Arte e la Creatività e centro REMIDA, Torino
Io sono una pedagogista, pertanto uno degli interrogativi che mi pongo spesso é se l’arte si può insegnare. A questo proposito pensiamo che sia un dovere  far conoscere e avvicinare gli artisti ai ragazzi e favorire la loro conoscenza. Per citare un esempio, all’inaugurazione del centro REMIDA di Torino era presente il maestro Michelangelo Pistoletto che ha incontrato i ragazzi.
Oltre a questo, il centro REMIDA ci da  possibilità di lavorare, conoscere i materiali e di avvicinarsi alle suggestioni che provengono da essi e che essi possono trasmettere; diventando, in un certo senso, delle vere e proprie metafore per trasmettere idee e pensieri. Il punto fondamentale é riuscire a guardare le cose con occhi diversi: credo che l’arte sia e faccia anche e soprattutto questo e i nostri laboratori di arte visive cercano di fare lo stesso.

Concetta Giannangeli. Presidente Associazione MODIDI, progetto BluLab, Centro REMIDA, Udine.
Il nostro centro era stato aperto di fianco ad un centro d’arte contemporanea, che ora ha chiuso, a Venezia, vicino Villa Manin; così ci siamo trasferiti ad Udine dove abbiamo trovato uno spazio in collaborazione con il Comune di Udine. Qui é nato il BluLab: blu perché è stato definito come il colore della sostenibilità. Presso il nostro centro abbiamo un banca data dei materiali riciclati. L’obiettivo principale del nostro centro é far capire come i materiali ed i prodotti si trasformino. Credo sia molto importante, ad esempio, ipotizzare, durante la produzione, anche ad una possibilità di trovare nuova vita e trasformarsi. Credo che essere coscienti che esiste un ciclo e che ogni anello di questo ciclo é molto importante, sia fondamentale per tutti noi.
Ci tengo anche a sottolineare che REMIDA é una rete e che esistono diversi centri in tutta Italia ma anche nel mondo come, ad esempio, in Danimarca. La  scommessa di tutti i centri é unire arte e sostenibilità.

Ruggero Poi. Ufficio Educazione Cittadellarte Fondazione Pistoletto:
A proposito di quanto emerso in questo dibattito, vorrei ricordare l’obiettivo del laboratorio Creative collaboration che é quello di mettere insieme le energie e credo che oggi ci sia stata un’azione di questo tipo. Chiedo  quindi a Max Casacci di intervenire in quanto anima dello scenario della musica torinese, ma anche sostenitore in prima persona di Torino Sistema Solare. Max e Giuseppe Postal_market stanno collaborando con noi per agire in questa direzione.

Max Casacci. Musicista.
Torino Sistema Solare é un programma che riunisce chiunque abbia voglia di lottare contro le energie cattive, siano esse disgregazione, dipendenze, ottusità, desertificazione del pensiero, discriminazione, ipocrisia, guerra, veleni o il nucleare. Racchiude tutti coloro che si siano battuti contro le mafie e le metastasi locali o che stanno studiando l’ambiente per rimettere in circolo energia positiva.
Con il progetto Mafia spa, Torino Sistema Solare ha creato una fidelity card fittizia, in cui questa società immaginaria, la Mafia spa, ringrazia i consumatori di cocaina per il fatturato annuo. Di pari passo é stato creato un adesivo da incollare nei bagni di locali, spesso ritenuti luoghi di abituale consumo di questa sostanza. Su questo sticker viene riproposta la frase “chi ama la” , nella parte sottostante figura una riga di cocaina, “tiri una riga.”


Giuseppe di Postal_m@rket. Dj.
Oggi ho affiancato Max Casacci e l’Ufficio Educazione di Cittadellarte nell realizzazione del laboratorio Creative Collaboration svolto oggi pomeriggio. Io sono un dj e oggi mi sono trovato con questi ragazzi e con la possibilità di farli interagire con uno strumento elettronico. Ognuno di loro poteva, infatti, dare un contributo suonando uno strumento elettronico. Allo stesso tempo, un altro gruppo ha tracciato uno storyboard che farà parte del video di animazione per Mafia spa che sarà appunto musicato dal risultato musicale ottenuto oggi grazie all’intervento dei ragazzi.

Ruggero Poi.
Michelangelo Pistoletto ha così lanciato una proposta che si é sviluppata e continua a svilupparsi giorno per giorno. Sarebbe, ad esempio, interessante continuare a collaborare con il CiAl, unendo inoltre la musica e gli spunti che provengono dal Terzo Paradiso per portare avanti questo tipo di progetti e continuare a sperimentare insieme.

Gennaro Galdo:
perché no? proviamoci…

Michelangelo Pistoletto:
Sarebbe interessante, a questo punto, ascoltare i pareri dei giovani che oggi hanno partecipato a Creative Collaboration.
Adele Cappelli. Docente di Pedagogia e Didattica dell’Arte Accademia di belle Arti di Frosinone
intervengo solo perché vorrei trasmettere un’emozione. Prima qualcuno chiedeva: ma l’arte si può insegnare? Questo é un grande quesito. Io vorrei dire grazie al maestro Michelangelo Pistoletto che oggi non é qui per un motivo celebrativo. Pensiamo ad esempio ai titoli delle sue azioni, fino a giungere al Terzo Paradiso e a tutti i progetti che ha messo in piedi, compreso Cittadellarte: ognun di essi é contro la morte civile. Figure artistiche come lui servono perché le differenze con ciò che sta avvenendo nella nostra società,  dal punto di vista normativo per esempio, denotano una direzione preoccupante e c’é bisogno di un contributo del genere, anzi di più contributi. Grazie davvero di cuore al maestro e a chi come lui porta avanti questo tipo di progetti.

Orietta Brombin. Responsabile Attività Educative e Formative PAV- Padiglione d’Arte Vivente.
Io mi concentro invece sui materiali utilizzati da Michelangelo Pistoletto: gli specchi, per poi arrivare al all’alluminio, anch’esso specchiante , o alla luce, dilemma di molti artisti. E qui mi collego un po’ alla struttura del PAV. Il PAV, ha già fatto a monte un progetto socialmente sostenibile legata all’idea della materia modificabile. Infatti esso nasce dalla trasformazione di un territorio di 35000 mq degradato nella periferia della città di Torino. Dopo un iter lunghissimo, questo luogo é diventato uno spazio d’arte contemporanea, dove si esperimenta attraverso la socialità, dove gli artisti si pongono sullo stesso piano del pubblico, attraverso il medium tecnologico. Credo che l’uso della tecnologia sia infatti molto importante: essa è divenuta, infatti, un mezzo che spesso ci permette di avvicinarci ancor di più alla natura, rispetto a quello che fanno i nostri sensi.
Ludovica studentessa.
Gli assaggi del Terzo Paradiso di oggi, mi danno la voglia di continuare questo terzo paradiso. Forse c’é già, nel nostro piccolo e credo che la cosa più importante sia continuare o cercare di portare avanti questa idea.
Ma quindi: è possibile educare all’arte?

Flavia Barbaro. Responsabile Dipartimento Educazione GAM.
Questa é una bella domanda; noi vogliamo con Zonarte unire le differenze delle diverse istituzioni coinvolte e mettere insieme le energie di tante persone che hanno lavorato nel tempo in questa direzione, gli artisti che hanno collaborato con noi e raccogliere le energie dei giovani, per rincanalarle nel modo più appropriato, verso la possibilità di continuare a costruire e procedere insieme in questa direzione.

Mauro Biffaro, artista.
Io ritorno per un attimo al discorso della Docente Eleonora Fiorani e al concetto di materia e materiali.  Si diceva che, ad un certo punto, aggregando materiali, questa unione acquisisce una forma e questa forma ci permette di raccontare, Voglio dire,  mentre una sostanza prendere forma, in un certo senso narra qualcosa e nel momento in cui qualcuno o qualcosa narra, inevitabilmente c’è qualcuno che ascolta. Il nodo centrale è dunque costituito dalla forma, dalla materia, da chi racconta e soprattutto cosa racconta.

Il convegno di zonarte: l’arte del nostro tempo accessibile a tutti.

aprile 28, 2010

Stasera dalle 18.00 alle 20.00, Spazio Incontri.

Tavola rotonda a cura del Dipartimento Educazione del Castello di Rivoli.

Si confrontano: Flavia Barbaro Responsabile Dipartimento Educazione GAM Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea, Torino · Giorgina Bertolino Responsabile formazione mediatori culturali d’arte, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino · Mauro Biffaro Artista · Orietta Brombin Responsabile Attività Educative e Formative PAV – Parco Arte Vivente, Torino · Enrico Dolza Coordinatore Istituto dei Sordi, Torino · Paolo Osiride Ferrero Presidente Consulta delle Persone in Difficoltà, Torino · Francesco Fratta Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti, Torino · Maria Antonella Fusco Dirigente Istituto Nazionale per la Grafica, Roma · Paola Martignetti Associazione Itineraria, Torino · Iolanda Pensa Fondazione Lettera27 e Direttore Scientifico Wikiafrica · Mario Petriccione Responsabile Dipartimento Educazione Fondazione Merz, Torino · Anna Pironti Responsabile Capo Dipartimento Educazione Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea · Ruggero Poi Ufficio Educazione Cittadellarte-Fondazione Pistoletto, Biella · Franco Sarbia Associazione Vedovoci, Biella · Elena Stradiotto Responsabile Dipartimento Educazione Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino · Tea Taramino Curatrice Rassegna Internazionale Arte Plurale, Torino · Annalisa Trasatti Museo Tattile Statale Omero, Ancona · Melania Vaccaro Associazione Vedovoci, Biella · Paola Zanini Referente Attività di Laboratorio Dipartimento Educazione Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea.

Edu©arte: la tavola rotonda. Seconda parte.

aprile 27, 2010
Paola Pacetti: ringrazio per l’invito e sottolineo la difficoltà di avere dei momenti di confronto diretti, guardandosi in faccia. L’esperienza di Firenze: grandi contraddizioni e difficoltà nel lavorare, nonostante l’incredibile ricchezza a livello di beni culturali. I master non professionalizzano. Viviamo in un periodo storico in cui la cultura è diventata merce, e anche la scuola. Si nega la dimensione educativa ai musei in nome del consumo. I programmi scolastici: la storia antica si studia solamente alla scuola primaria, la ripartizione dello studio della storia è incompleta e mal concepita. Se manca la concezione dell’essere stati in senso storico, come sarà possibile salvaguardare e tutelare il nostro patrimonio? Un patrimonio ignorato è perfetto per diventare merce.
Simona Bodo (Ismu, Patrimonio&Intercultura): dopo aver sentito parlare molto di formazione e  professionalità, spezzo una lancia in favore della ricerca. Una dimensione che riporta al centro del dibattito, l’educazione al patrimonio in chiave interculturale. Quando siamo chiamati a riflettere sulla diversità dei pubblici, perché in Italia si é diffusa una modalità/moda di promozione dell’accesso ai musei, che mette sullo stesso piano operazioni di accessibilità, e vere e proprie operazioni di colonizzazione culturale. Esiste una banca dati, un sito che si chiama Patrimonio&Intercultura e si occupa di ricerca in ambito di migrazione. Ha una sezione “Esperienze” che si arricchisce di mese in mese con i materiali di progetti realizzati in tutti Italia, e può essere fruita e consultata da tutti. Il contemporaneo e il patrimonio del passato sono entrambi ambiti interessanti per fare ricerca. Il dialogo con gli artisti contemporanei ci aiuta a mettere in discussione e a cambiare sguardo sul patrimonio che conosciamo – o non conosciamo. Possiamo trarre grande interesse nel momento in cui rileggiamo e condividiamo la conoscenza del nostro territorio.
Giovanna Bozzi: il rapporto tra scuola e museo come rapporto di crisi, ma a volte le criticità si trasformano in occasioni. Esistono collaborazioni virtuose con gli enti del territorio. I fondi per le istituzioni scolastiche sono ogni anno meno, ma le istituzioni scolastiche dovrebbero cercare fondi e sostegno anche al di fuori dell’ambito ministeriale – fondi governativi, fondi europei, stage per i giovani studenti. I ragazzi che frequentano il liceo artistico hanno la possibilità di lanciarsi nei mestieri dell’arte, di avere un indirizzo chiaro per la formazione futura. Si creano reti tra scuole e istituzioni con enti locali e musei, permettendo ai ragazzi la formazione, l’educazione al patrimonio e un orientamento professionale.
Margherita Sani e Valentina Galloni (IBC Bologna): la distinzione dei profili professionali per competenze. Le competenze si misurano anche nella pratica del lavoro, acquisita direttamente sul luogo di lavoro. Bisogna poter effettuare una valutazione di come e dove le competenze siano state acquisite al di fuori dei contesti istituzionali. Linee guida e buone pratiche esistono già e possono essere tenute in considerazione dagli enti pubblici.
Franca Varallo (Università di Torino): la formazione di storici dell’arte all’università. Il problema dell’educazione all’arte contemporanea nei musei è che non può essere separato dalla conoscenza teorica e dallo studio. Non si può togliere alla scuola la possibilità e il dovere di dare conoscenza.
Stefania Vannini (Maxxi Roma): I servizi educativi sono nati prima dell’inaugurazione del museo, anche per una questione di relazione con il quartiere Flaminio a Roma, che aveva costituito un comitato contro la costruzione del museo progettato da Zaha Hadid. I servizi educativi hanno avuto la funzione di sanare la distanza con il territorio e con il quartiere. Nel 2005 è stata creata una convenzione con l’Università, con studenti che hanno svolto degli stage, partecipando alla progettazione e alla realizzazione di progetti educativi. Alcuni di questi studenti fanno parte oggi dello staff dei Servizi Educativi del Maxxi.

Il convegno di zonarte: stasera arte al centro di una trasformazione sociale responsabile

aprile 27, 2010

ORE 18.00, SPAZIO INCONTRI: IL CONVEGNO DI ZONARTE
ARTE AL CENTRO DI UNA TRASFORMAZIONE SOCIALE RESPONSABILE

a cura Dipartimento Educazione Castello di Rivoli Museo
d’Arte Contemporanea.

Si confrontano · Valeria Anfossi, Responsabile Pedagogica ITER Centro per l’Arte e la Creatività e Centro REMIDA, Torino · Flavia Barbaro Responsabile Dipartimento Educazione GAM Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea, Torino · Orietta Brombin Responsabile Attività Educative e Formative PAV – Parco Arte Vivente, Torino · Adele Cappelli Docente di Pedagogia e Didattica dell’Arte Accademia di Belle Arti di Frosinone · Eleonora Fiorani Docente di Antropologia Culturale, Politecnico di Milano · Gennaro Galdo Progetti Didattici CiAl, Consorzio Nazionale per il recupero e il riciclo dell’ Alluminio, Milano · Concetta Giannangeli Presidente Associazione MODIDI progetto BluLab, Centro REMIDA, Udine · Andrea Lupi Ufficio, Educazione Cittadellarte Fondazione Pistoletto, Biella · Mario Petriccione Responsabile Dipartimento Educazione Fondazione Merz, Torino · Anna Pironti Responsabile Capo Dipartimento Educazione Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea · Michelangelo Pistoletto Artista · Ruggero Poi Ufficio Educazione Cittadellarte-Fondazione Pistoletto, Biella · Gino Schiona Direttore Generale CiAl, Consorzio Nazionale per il recupero e il riciclo dell’ Alluminio, Milano · Paola Zanini Referente Attività di Laboratorio Dipartimento Educazione Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea.